Diario di una persona di cuore

Allattamento – Una voce fuori dal coro

Posted by: Elisa on: 20 Agosto 2007

Sono stata molto colpita dall’articolo E grazie di tetta nel blog di Ecomamma… ma soprattutto dalle risposte.
Invidio tutte queste mamme entusiaste con gli allattamenti da manuale.

Eggià, tutto quello che leggi durante la gravidanza ti dice “Allatta e sarai felice”, “Allatta ed avrai un meraviglioso rapporto con tuo figlio”, “Allatta e vivrai dei magici momenti di intimità occhi negli occhi con chi ami di più” e così via.
Bene, non per tutte è così… o almeno, per me non lo è stato. Ho deciso di scrivere qui la mia esperienza perché sarà un post lungo e non vorrei intasare ecomamma… nonché essere infilzata da un gruppo di mamme inferocite. ;-)

Ho allattato mio figlio fino a cinque mesi e mezzo, e non ho smesso per scelta ma per necessità.
Me l’hanno attaccato fin da subito, fin nella sala parto, ed ho sempre avuto latte più che abbastanza, e talmente nutriente da far recuperare a Giovanni il calo fisiologico prima della dimissione dall’ospedale e da farlo aumentare di un kg al mese per i primi 6.
Eppure non ho avuto tutte queste esperienze mistiche con l’allattamento – o almeno non più di quante ne abbia avute con l’allattamento artificiale.

Sarà che Giovanni ha sempre mangiato – e generalmente mangia ancora – il latte con gli occhi chiusi o al più guardando l’infinito, perché subito dopo si addormenta… perciò gli occhi negli occhi non li abbiamo mai avuti.
Sarà che è sempre stato vorace, perciò più che una sensazione di pienezza mi comunicava una sensazione di “svuotamento”.
Sarà che appena lo avevo attaccato al seno tendevo disperatamente ad avere sete e addormentarmi, così non mi godevo proprio niente. [Da là è nata la mia abitudine di allattare in ogni caso a letto, che da necessità è diventata rituale che dura ancora.]
Sarà, soprattutto, che Giovanni ha sempre rigurgitato tanto, ed ha avuto dei problemi di reflusso piuttosto gravi, e questo ha fatto sì che avessi a lungo dei dubbi sulla “bontà” del mio latte.

…saranno tutte queste cose e molte altre, ma fatto sta che non ho rimpianto quasi per nulla l’esperienza dell’allattamento al seno quando ho dovuto passare al latte artificiale.

Tanto per fare un po’ di storia:
come ho detto, Giovanni ha sempre mangiato tanto da me. Con i suoi ritmi, si intende: ogni tanto stava attaccato anche delle mezz’ore, succhiando e pisolando, e guai staccarlo perché sennò strillava.
In più, praticamente ogni volta che mangiava dal seno si addormentava, salvo svegliarsi quando lo staccavo.

Negli ultimi tempi dell’allattamento succhiava ogni 2 ore (di giorno – di notte grazie al Cielo dormiva), tanto da farmi venire i dubbi se non avessi latte abbastanza. Quando ho fatto le doppie pesate, è venuto fuori che mangiava 180-250 grammi ogni volta, che moltiplicato per 8 poppate al giorno calcolate un po’ voi quanto fa.

Poi, ad un certo punto, il latte è finito. Da un giorno all’altro (o poco più) ne avevo appena sufficiente per una ciucciatina ogni tanto, soprattutto ai ritmi di Giovanni. Risultato: lui non voleva saperne di biberon, ma quando mangiava da me rimaneva con troppa fame e piangeva.
Lo abbiamo svezzato in fretta e furia, aumentando i suoi problemi di reflusso (la frutta gli faceva disastri) e di consguenza il suo nervosismo… e il mio, naturalmente.
Finché un giorno non ho più retto a Giovanni piangente, ho deciso che la frutta poteva aspettare, tanto più che non lo saziava, e le pappe pure, e d’accordo col medico ho interrotto del tutto la tetta.
All’alba (letteralmente) del secondo giorno, dopo aver snervato tutti di pianto compreso sé stesso, Giovanni ha ceduto alla fame, e si è scolato 2 biberon da 250 grammi di latte artificiale, della terza o quarta marca che provavamo. Quel giorno finalmente abbiamo dormito il sonno dei giusti.

Da quel giorno ho scoperto anche la comodità del biberon, che fra l’altro mi ha permesso di ricominciare ad avere una vita sociale (capite bene che un figlio che si attacca per mezz’ora ogni 2 ore non lascia molto spazio per il resto).
E poi: allattarlo in viaggio senza staccarlo dal seggiolino, lasciarlo alla nonna senza doversi prima tirare il latte e sperare che lo mangi, potersi dare il turno col papà le notti che non ce la fai, poter tornare a casa a farsi una doccia dopo le notti passate in ospedale col bimbo malato.
[Poco da dire... ci sono situazioni oggettive in cui il bibo è meglio - anch'io mi sono tirata fuori la tetta in luoghi assurdi per dargli da mangiare, anche se non mi fa impazzire, non tanto per la presunta vergogna mia o di chi mi vede, ma per un po' di rispetto per l'intimità mia e del mio bimbo: dargli il latte in mezzo al centro commerciale o in mezzo alla strada mi ha sempre fatto una cattiva impressione, anche con quello artificiale.]

In più, paradossalmente, ho aumentato l’intimità con mio figlio: passate tutte le mie sonnolenze, le seti, le inadeguatezze vere o presunte, quello che restava eravamo (e siamo) solo io e lui.
Per compensare la mancanza del mio latte (che, vedi il manuale, oltre alla componente nutritiva ne ha pure una forte affettiva ecc. ecc.) ho anche intensificato le coccole e i rituali associati alla poppata – col risultato che Giovanni ciuccia ancora tanto, e in ogni occasione: sonno, malinconia, mal di denti, voglia di coccole ecc.
Ho anche scoperto (e qui “ecomamma” mi trova d’accordo) che man mano che il bimbo cresce, trovare questi momenti di intimità è sempre più bello: lo vedi saltare, giocare, scoprire, e ti fa piacere che alla sera si accoccoli su di te prima di addormentarsi.

Senza contare che col latte artificiale abbiamo trovato una formula che, associata alle cure, ha di molto ridotto i problemi del mio bimbo col reflusso, e questo ha semplificato di molto la nostra vita in comune.

Inutile dire che il punto di vista di Giovanni è un po’ diverso: per lui quando è mancato il latte della mamma è stata una tragedia. Ha letteralmente cambiato carattere: prima era gioviale e allegro, poi è diventato diffidente verso chiunque, e non accettava di andare in braccio a nessuno che non fosse la mamma, o in subordine il papà. Piangeva per un nonnulla, si svegliava a ogni rumore.
Crescendo anche tutto questo è passato, però sul momento mi ha fatto pensare…

In pratica, l’allattamento per me è stata una cosa comoda da molti punti di vista, per molti versi curiosa (mi pare impossibile che mio figlio sia cresciuto 6 kg mangiando solo da me che non ne peso nemmeno dieci volte tanti!), di sicuro importante per mio figlio più che per me.
Lo rifarei senz’altro, sperando anche che si prolunghi di più di quanto è successo stavolta… ma per favore, non venitemi più a raccontare le meraviglie da manuale, non fanno per me.

6 Risposte a "Allattamento – Una voce fuori dal coro"

Ho letto con attenzione il tuo post e ritrovo, purtroppo, le esperienze e le sensazioni che riferiscono la maggior parte delle madre che hanno avuto difficoltà con l’allattamento o che, per i motivi che molto lucidamente hai riportato, non hanno avuto modo di goderne.
Mi dispiace per te e per tutte le altre, Mi dispiace perché il tuo post è pieno di ansie e paure che con una corretta informazione e con il giusto sostegno avrebbero trovato risposte adeguate e sarebbero molto probabilmente sparite.
Mi dispiace ancor di più per tutti i bambini che sono “vittime” inconsapevoli di queste leggende, queste assurdi retaggi pseudoculturali che impediscono alle loro mamme di avere fiducia in se stesse e vivere con naturalezza un evento assolutamente fisiologico e naturale.

I commenti “tecnici” su un allattamento protratto, comunque, nella media italiana, li lascio alle persone più qualificate.
Il post dell’ecomamma l’ho stampato in molte copie che tengo in borsetta per distribuirle a chi mi chiede sempre più insistentemente quando e come mia figlia di venti mesi si staccherà dalla tetta.
Non so se il mio è stato un allattamento da manuale oppure no. Di sicuro è stato finora un allattamento felice.
Ne parlo spesso e di questa, come di altre cose, mi piace discutere con persone che la pensano in maniera diversa o che hanno avuto esperienze diverse.
Se ne hai voglia, sei la benvenuta.

Ecomamma: Mi dispiace che interpreti il mio post in questo modo: le “ansie” e le “paure” che dici non ci sono proprio state, salvo quella riferita al reflusso (che, qua sono d’accordo con te, se fosse stato curato prima mi avrebbe evitato tante seccature).
D’altra parte, che ansie e paure può avere una mamma il cui bimbo cresce un kg al mese solo col suo latte? In più, Giovanni si è sempre attaccato bene, non ho mai avuto dolori ecc. ecc.
Allattare però mi dava tanta stanchezza, e niente della magia di cui parlano tutti i manuali e (beate loro!) tante mamme te compresa. Come dico, l’ho fatto e lo rifarei perché, come dici tu, è “fisiologico e naturale”, oltre che economico, e per Giovanni è stato utile e meraviglioso… ma non vedo perché debba essere per forza meraviglioso anche per me!

su questo hai ragione.

ho 2 figli, la prima l’ho allattata fino ai 7 mesi e il secondo lo sto ancora allattando a 9 pur avendo cominciato lo svezzamento….io sinceramente come te non ho avuto esperienze mistiche in allattamento, non è il momento in cui mi sento più in comunione con mio figlio, in certi momenti è stato molto faticoso sia x motivi fisici che logistici xò il mio istinto mi dice di fare così e sono grata a chi ha saputo darmi sostegno in un momento di difficoltà (mastite). io non credo che nell’esperienza di crescere i figli esista qualcosa che è a priori giusto o sbagliato (rimanendo sempre nella normalità ovviamente…) noi e i nostri figli siamo persone e ogni gesto, ogni emozione che nasce dalla nostra interazione non portà essere uguale x nessun altro e probabilmente neanche x noi in un altro momento della nostra vita. io penso che la cosa principale sia che ogni mamma cerchi il suo benessere, non in modo egoistico dimenticando di avere un figlio ma trovando la soluzione migliore x entrambi, senza slogan, senza leggi preconfezionate e sarebbe anche auspicabile che quando una mamma ha bisogno di aiuto ci sia qualcuno pronto a darglielo.Un abbraccio

Caspita, leggere la tua esperienza mi consola: finalmente mi sento meno aliena! Anche per me allattare non è questa esperienza mistica che tutti dicono (e che quindi anche io attendevo sognante durante la gravidanza).
E’ vero, dicono: “Allatta ed avrai un meraviglioso rapporto con tuo figlio”, “Allatta e vivrai dei magici momenti di intimità occhi negli occhi con chi ami di più”…e per aggiungene una, ecco la frase che mi è stata detta appena dopo il parto: “adesso ti aspetta solo gioia!” (e invece , ok grande gioia di stringere tra le braccia il bebè, ma le sofferenze e lo stress si sono triplicati).

Allora, lasciamo perdere il primo mese perchè il mio era il caso di una bimba prematura e quindi si sa che in questi casi l’allattamento al seno è molto più difficile ed impegnativo (bisogna anche aiutarsi con il tiralatte, con tutto ciò che questo comporta).

Lasciamo anche perdere il fatto che il primo mese ho patito per la candida al seno, visto che bene o male, tra candida o ragadi ci passano ahimè la maggior parte delle neo-mamme (non te lo dicono prima che tortura è allattare con questi problemi ma lasciamo perdere che in fondo è una cosa solo dei primi tempi e poi passa).

Comunque, sarà che ho sempre avuto un seno molto delicato, comunque a 4 mesi dal parto, allattare è ancora fastidioso (ho fatto vedere come la bambina si attacca e il problema non è quello, sono proprio io che son fatta così), e solo adesso qualche volta mentre ciuccia mi guarda, ma comunque ci sono tanti altri momenti extra-poppata che mi trasmettono bellissime emozioni senza l’incomodo della consueta morsicata che ha il vizio di darmi ogni tanto, senza suoi stiracchiamenti e contorcomenti mentre è attaccata ne i graffi dati con le sue piccole ma micidiali unghiette.

Per me l’allattamento al seno è un sacrificio, che sono felice ed orgogliosa di fare perchè per la mia bambina è la cosa migliore sia dal punto di vista nutrizionale che affettivo, e sosterrò e consiglierò a chiunque di allattare al seno e di farsi sostenere da una brava ostetrica, ma per me è sacrificio, non piacere, ed è brutto essere “diverse” in questo aspetto dalle altre mamme perchè ti senti strana ed incompresa!

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