Sono passata dove è morto quel ragazzo inglese. O meglio, passavo col treno e mi è venuto in mente, ma non so se ci sono passata veramente vicino. La cronaca ha detto che era “appena fuori di Piazzale Roma”. Non ho capito quanto appena, e non ho visto niente che potesse dirmelo, nemmeno un fiore.

Mi è tornato in mente un altro episodio, di un paio d’anni fa, l’ultima nevicata grossa che ha fatto da queste parti. Abitavamo ancora a Venezia, lavoravamo io a Mestre e mio marito più fuori. Non so come era arrivato fino a Mestre, e malgrado i telefonini scarichi eravamo riusciti a trovarci e, con la neve al ginocchio, aspettare e prendere un autobus. Passato velocemente il cavalcavia, l’odissea era iniziata sul ponte, fatto tutto a passo d’uomo. Fino all’inizio della laguna era andato tutto bene, poi abbiamo cominciato a non capire più a che altezza eravamo. Nevicava forte, e l’unica cosa che vedevamo oltre il parapetto era nero e neve.
Poi, da niente, hanno cominciato a spuntare le persone. A gruppetti, a due a due, qualcuno anche da solo. Camminavano nella neve come nei quadri dei dispersi di Russia. Pazzi che, pur di non aspettare un autobus, si erano incamminati a piedi per il ponte. Pazzi davvero… già noi non sapevamo dov’eravamo, ed eravamo al tiepido (e insieme), figuriamoci loro!

Ah… la citazione del titolo, intera, è: se Venezia non avesse il Ponte, l’Europa sarebbe un’isola.

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