Stasera voglio parlarvi di 3 uomini – di cui non serve che mio marito sia geloso. 3 uomini veri, di cui 2 sono comparsi anche in qualche altro post.

Il primo è E., un amico, se posso usare questa parola. Ci siamo sentiti e visti (e scritti) piuttosto spesso ultimamente, anche se non per motivi piacevoli (ma con risvolti piacevoli, come lunghe conversazioni e scambi di idee). È una bella persona, impegnata in molti campi, che ha il coraggio di dire e fare molte cose scomode. Lo conosco da poco, ma da subito ho avuto la sensazione che mi sarebbe piaciuto diventare sua amica. Adesso lo sono, forse, un po’, e sono proprio felice di questo.

Il secondo è M., un amico, anche se questa parola è un po’ riduttiva. Ci conosciamo da 20 anni, e ultimamente ci siamo visti davvero poco per i nostri standard. Non so se sappiamo cosa pensiamo l’uno dell’altro – né tantomeno se sappiamo dirlo – ma l’ultima volta che ci siamo visti, in mezzo a un gruppo di persone, mi ha presa per la vita e mi ha detto: “Che piacere rivedere certe persone”. La frase e il gesto mi hanno fatto così piacere da farmi girare la testa, sia che fra le certe persone includesse me, sia che non mi includesse ma mi abbia ritenuta (e tenuta) così vicina da farmi questa “confidenza”.
Inutile dire che anche a me ha fatto piacere rivedere lui, e rivedere la sua ragazza, e vederli così sereni, coinvolti, e pieni di futuro.

Il terzo è un altro M., che un amico non posso dirlo proprio, visto che ci ho parlato per la prima volta l’altro giorno in treno. È un ragazzo giovane, fa il 5° anno delle superiori, ed eravamo stipati nell’atrio del treno con degli amici comuni. Scherzava, rideva, un po’ a scatti come tutti gli adolescenti. Solo che parlava di canto, teatro, opera, con un trasporto inusuale per uno della sua età. Quando è sceso mi hanno spiegato che l’anno prossimo andrà a fare l’Accademia di Arte Drammatica: è la sua passione e ha deciso di seguirla. Bravo! Lo invidio un po’, ma fa bene. In bocca al lupo, M.

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