Piccolo cappello: Gì sta meglio, infatti l’ho spedito al Nido con il suo papà, e io… uhm… beh… boh… forse mi manca un po’ di sonno e ho un centinaio di link che aspettano di essere postati nel blog nuovo della CuorHome, ma a parte quello mi reggo in piedi.

Così approfitto per scrivere uno dei miei soliti post-sparata; uno che volevo scrivere da tanto, per la precisione. Lo stimolo stamattina mi è venuto da questo articolo del (solito) Seth Godin, che ho appena letto.
Così come il marketing, in sè, non è né buono né cattivo (in questo condivido il pensiero di Godin), credo che non lo sia nemmeno la pubblicità. In più, difendersi dalla pubblicità oggi è francamente impossibile. Pensiamoci: la radio e la televisione sono piene di pubblicità, così come le strade con i cartelli, la nostra cassetta della posta con i depliant… per non parlare delle vetrine, e dei film e dei cartoni animati, in maniera più o meno sottile!
Dall’altra parte, se dico qualcuno della mia generazione: “La morale è sempre quella…” la risposta sarà senz’altro “…fai merenda con Girella” senza che ci riteniamo deviati o condizionati per la vita.

Perciò mi sono fatta questa teoria: visto che è impossibile difendersi dalla pubblicità, tanto vale assecondarla. Così casa nostra è sempre piena di volantini di qualunque cosa: elettrodomestici, telefonini, giocattoli, utensili, alimentari… un po’ meno profumi perché ci interessano poco.
I più gettonati sono naturalmente quelli degli utensili, dove ci sono i “trapeli” (=trapani), le “seke” (=seghe), i “tajjaebba” (=tagliaerba), e le “seke corcilari” (=seghe circolari), solo per citare quelli più interessanti. (Ah, le gioie di avere un maschietto!)
Certo, Gì dice mamma compra e papà compra – mica scemo! (Anche “Giovanni sevve trapelo” o “Giovanni sevve seka corcilare”, se è per quello.) E là entriamo noi come educatori (lo metto in corsivo perché è una parola difficile). La frase standard è: “Ce l’abbiamo già [il trapano o quello che è]” (detta con molta dolcezza, naturalmente), oppure: “Non ci serve [il tagliasiepi] perché non sappiamo dove usarlo”, fino a: “No, [l’idropulitrice] non la compriamo perché [usa troppa acqua]”.
Insomma, cerchiamo di fargli capire qual è il nostro stile.

Con gli alimentari abbiamo risolto così: andiamo a fare spesa con la lista. Possibilmente senza il piccolo, ma comunque con la lista. E se c’è Gì e ci siamo dimenticati di segnare qualcosa… ciccia! Tanto più che il suo compito ufficiale è star seduto sul carrello e cancellare dalla lista le cose man mano che le troviamo. Un paio di volte, per cose indispensabili, mi è riuscito lo stratagemma di aggiungerle al volo in fondo alla lista, ma se Gì dice no, è no (e via con le corse al discount sotto casa…).

Per i giocattoli è più complicato: i giocattoli non servono comunque (o servono, dipende dal punto di vista), non consumano, se non batterie, perciò abbiamo adottato un “Lo chiediamo a Babbo Natale” standard, sperando che poi non se li ricordi tutti insieme. Anche là, Gì si è fatto furbo: davanti a un supertrattore nella vetrina di un negozio il dialogo è stato circa questo (lo sottotitolo alla Nonsolomamma, così mi diverto un po’ anch’io…):

Gì: “Mamma compra tattore” (=”Mamma desidererei molto quella splendida macchina agricola che non ha ancora alcun proprietario. Mi vedo costretto a chiederla a te, non essendo detentore di alcun potere economico nella famiglia”)
io: “Ti piace quel trattore?”
Gì: “Sì, gààààànde. Mega tattore. Tattore mocchio.” (=”Certo, non lo vedi com’è grande. Risponde esattamente ai miei desideri. È vieppiù dotato di un rimorchio di taglia proporzionata, che potrebbe eventualmente essere sostituito da accessori altrettanto interessanti, come ad esempio un aratro.”)
io: “Va bene, lo chiediamo a Babbo Natale”
Gì: “No Babbo Natale”
(=”Babbo Natale è un simpatico vecchietto, ma non credo che in questo caso possa rispondere in maniera adeguata ai miei desideri”)
io (con un brivido): “Non lo chiediamo a Babbo Natale??” (mi è scappato, parlando, un punto di domanda in più di quanto avrei voluto)
Gì: “No chiediamo Babbo Natale, chiediamo compleanno” (=”Certo, condivido la filosofia del vecchietto biancobarbuto che costruisce i regali, e sono certo che potrebbe fabbricare una perfetta imitazione di questo magnifico oggetto se solo glielo chiedessi, ma preferisco che mi sia donato con alcuni mesi di anticipo, in occasione del mio genetliaco.)

(Detto questo, credo che si stia affinando la temporalità del nostro figliolo, oltre alle sue capacità di negoziazione.)

Cosa ne pensate? Come fate voi con i figli piccoli? Come gestite i loro desideri? È una cosa che mi interessa molto…

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