Inizio con un video, intanto:

(che è un’americanata, è vero, ma mi ha fatto muovere una lacrimuccia. E venire ancora più voglia di fare quella cosa di cui si sta parlando)

Ciao E.
quante cose avrei da dirti… niente di particolarmente indecente, intendiamoci, solo tante tante tante domande. E ho sempre più l’impressione che le domande le riserviamo ai bambini, e che fatte da noi grandi abbiano sempre qualcosa di ambiguo. Come quella frase – ricordi? – che ti ho detto al momento di salutarci, dopo la prima volta che abbiamo parlato: “Sono contenta di conoscerti”, che avevo paura restasse sospesa nell’aria e invece si è rivelata un semino che ha portato tanti frutti, e la scoperta di tanti interessi in comune. Ho avuto l’impressione che ti spiazzasse un po’, quella frase… per l’appunto, come qualcosa che si dice dopo un primo appuntamento e non dopo che si è parlato per un po’.

Insomma, ho tante cose da dirti, ma non avrei mai il coraggio di scrivertele (men che meno di chiedertele), così le metto qua senza sapere nemmeno se spero che tu ti riconosca oppure no. Di sicuro spero che non ti riconosca qualcun altro, ma sono disposta a correre il rischio.

Vorrei parlare con te di politica, intanto. Non parlo (quasi) mai di politica, perché non ne so niente e rischio sempre di fare la figura della sprovveduta.
Caso strano, ne ho parlato proprio con te l’ultima volta. (Mi ha spiazzato molto sapere per chi voti… non so cosa mi immaginavo, ma non quello! 🙄 Non so come dirlo, ma ti facevo uno un po’ più di opposizione. Ah, è quella l’opposizione adesso, dici? Vabbè, mi sa che hai ragione, l’ho detto io che non ne capisco un tubo.)
Volevo chiederti una cosa, visto che di sicuro ne sai più di me: fino a che punto si può fare politica senza cedere a compromessi? (Fino a che punto si può essere impegnati in politica/società ecc. senza cedere a compromessi?)
Parlavo da poco con mio cognato e la sua ragazza. Parlavamo di società civile, e la discussione verteva sul fatto che secondo noi (me e mio marito) c’è più senso civico al nord che al sud. (Mediamente, intendo, e in peggioramento.) Sara sosteneva che non è vero, e che al sud nessuno si impegna perché è molto più faticoso per via della mafia (semplifico molto…). Secondo lei invece al nord possiamo occuparci della cosa comune perché non abbiamo altri pensieri come il lavoro, i soldi ecc.
Credo che sia un ragionamento parziale, però ha del vero.
Dall’altra parte, quando i miei parenti attorno a Roma parlano di politica, ricorrono i due verbi “sistemare” (una persona, una faccenda…) e “aggiustare”, perciò arrivare a compromessi. E’ così anche qua? C’è qualcuno che fa le cose disinteressato, per il bene di tutti, oppure in realtà sono per lo più giochi di potere?

E poi vorrei parlare con te di fede. (Ahi!!! Argomento spinoso!) Immagino che tu sappia come la penso io: sono “credente e praticante”, per scelta e convinzione. Non so come la pensi tu. E a dire il vero ho un po’ paura di saperlo, di scoprirti una persona tiepida. Non so perché, ho avuto quest’impressione da alcune cose che mi hai detto. Spero tanto di sbagliarmi, vorrei che condividessimo anche questo aspetto.
(Ritratto: ci ripenso. Non vorrei necessariamente che condividessimo la fede, vorrei solo sapere che credi in qualcosa. O non ci credi. Mi spaventerebbe sapere che non ci hai mai pensato, che accetti la Chiesa per convenzione o per opportunità… Preferirei quasi che mi dicessi “lascia stare, non ne voglio più sapere”. Almeno sarebbe una posizione.)

Credo che per oggi con le domande basti. Volevo solo dirti un’altra cosa: sono stata contenta di conoscere la tua famiglia, e di vedervi tanto simili a noi. Spero che riusciremo a frequentarci, anche se ho il sospetto che non diventeremo mai amici.

Spero che dopo questa lettera resteremo amici (amici! che parola grossa!) tu ed io, spero che non ti offenda se ti riconosci, e che magari ti venga voglia di rispondere. Il mio numero ce l’hai e anche il mio indirizzo email. Se ti va anche di passare per un caffè, volentieri.

Ti abbraccio, almeno da qui.
Elisa.

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