Ieri pomeriggio, ore 18 e qualcosa. Tornavo a casa da una festa in una frazione vicina, con il mio pulcino alle spalle, racchiuso nel seggiolino d’ordinanza della bici, quando noto all’orizzonte – nella pista ciclabile, tratto rettilineo, aperta campagna – un uomo al telefono. Dalla sua mano libera penzolava qualcosa, che all’avvicinamento si è rivelato essere un guinzaglio. Di quelli a strozzo. Soprattutto, libero dal… “contenuto”!!!
Nel momento in cui me ne sono resa conto, ho cominciato a cercare il cane, senza sapere che razza sperare. Mi è bastato un attimo, per accorgermi del bulldog piuttosto corpulento, sciolto e smuseruolato, che avanzava deciso in direzione perpendicolare alla bicicletta. Scenari che si succedono: azzanna il bimbo alla gamba. Azzanna me alla gamba. Si dimostra socievole e con un balzo atterra entrambi, bici compresa. Insomma, panico.
Il padrone telefonava imperterrito, forse anche divertito. Inchiodo e comincio le invettive, ricordandomi a malapena di avere mio figlio a portata d’orecchi. Il destinatario degli insulti riattacca e comincia a rispondere – probabilmente a tono. Non so, non l’ho sentito: con un ultimo “disgraziato” e il cuore in gola ho pedalato via.

Oggi pomeriggio, ore 18 meno qualcosa, strada del ritorno verso casa. (Bici, pulcino alle spalle, seggiolino d’ordinanza ecc. ecc.) Ligia ligia, mi fermo all’affollatissimo semaforo all’angolo, schiaccio il pulsante per il verde e mi fermo ad aspettare, un po’ per dare il buon esempio, un po’ perché i miei concittadini, complice anche un sistema d’incroci un po’ complicato, non sono certo famosi per rispettarlo, quel rosso.
Aspetto con pazienza che scorra la lunga coda d’auto, al termine della quale so che verrà il mio turno. Vedo arrivare una macchina di grossa cilindrata, che accelera da lontano. Rallenta, rallenta, pare quasi che si fermi, e intanto il mio semaforo pedo-ciclabile è verde. Passo, certa del mio diritto, e l’auto passa (col rosso) alle mie spalle. Gira a destra per una secondaria, che guarda caso devo attraversare. Me la prendo comoda, è un mio diritto.
La macchinona si ferma appena dopo il passaggio pedonale, si abbassa il finestrino, e vengo coperta di vaghe minacce (che posso a buon diritto riassumere in “se non c’era il bimbo ti prendevo sotto e/o ti coprivo di insulti”). Dall’alto della mia furia, trovo la sufficienza per dire: “Mi scusi, può spostare la macchina più avanti, che prendo la targa.” (letteralmente)
Pare spiazzato dalla mia mossa, riparte.
La targa l’ho presa. Ce l’ho, e se mi succede qualcosa per strada mio marito sa dove trovarla. (A beneficio del sedicente pirata della strada…)

Il paese è piccolo, ci si conosce tutti, perciò, Mr.Bulldog e Mr.Pirate, state sicuri che vi rivedo. Spero che succeda senza mio figlio al seguito, così vi faccio sapere anche l’altra metà di quel che penso di voi.

(Le analisi sociologiche alla prossima puntata.)

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